Gusti e Ingredienti
CREMA DEL NONNO
• Latte crudo di fattoria Km0
• Panna fresca
• Uova fresche di cascina
allevate a terra
• Vaniglia naturale in bacche del Madagascar
• Zuccheri
• Neutro puro
Stracciatella
• Latte crudo di fattoria Km0
• Panna fresca
• Puro cioccolato mono origine Brasile
• Zuccheri
• Neutro puro
Fior di latte
• Latte crudo di fattoria Km0
• Panna fresca
• Fave di Tonka
• Zuccheri
• Neutro puro
Pistacchio
• Latte crudo di fattoria Km0
• Panna fresca
• Pistacchio puro 100%
• Zuccheri
• Neutro puro
GIANDUJA (DUJOT)
• Latte crudo di fattoria Km0
• Panna fresca
• Dujot Gerla
• Zuccheri
• Neutro puro
CIOCCOLATO
• Latte crudo di fattoria Km0
• Cioccolato puro
'Coeur de Guanaja' 80%
• Panna fresca
• Zuccheri
• Neutro puro
NOCCIOLA DI CORTEMILIA

• Latte crudo di fattoria Km0
• Nocciola di Cortemilia
• Zuccheri
• Neutro puro
Mirtillo profumato alla violetta

• Mirtilli dell'Alto Adige
• Acqua
• Olio essenziale di violetta
• Zuccheri
• Neutro puro
Pesca nettarina
• Pesche Nettarine
• Acqua
• Zuccheri
• Neutro puro
MANGO E MARACUJA
• Polpa di mango fresco
• Polpa di maracuja
• Acqua
• Zuccheri
• Neutro puro
FRAGOLA TARDIVA DI PEVERAGNO

• Fragola tardiva di Peveragno
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LIMONE SFUSATO
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Crema del nonno
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Chi Siamo

TUTTO SU MIO NONNO

All’inizio era un gioco. Era divertente. Volevo farne un libro. Storie così non si sentono tutti i giorni.

Partivamo, mio padre Raimondo ed io, con i pochi indirizzi che sono riuscito a procurarmi, per incontrare chi aveva lavorato col nonno: ottantenni, novantenni e anche un ultracentenario. E’ vero che per 15 anni, e cioè dalla morte di nonno Gabriello, a nessuno era venuto in mente di farlo, ma sentivo che ora non c’era un minuto da perdere.

Ma procediamo con ordine: sapevo benissimo che per quanto la storia fosse avvincente, scrivere un libro sull’industria di gelati fondata dal padre di mio padre era pura utopia. Conoscevo una parte della storia, e per questo devo dire grazie a papà che prima di intraprendere la carriera d’Avvocato ha lavorato col nonno, mi mancavano però testimonianze sugli inizi, la fondazione. Ciò che più mi stupiva era la mancanza, fatta eccezione per qualche fotografia, di documenti riguardanti quel periodo. Possibile che in famiglia nessuno li avesse conservati?

Poi una mattina io e papà trovammo una chiave nella casa di campagna dove viveva nonna, a Romano Canavese. Era allacciata a una medaglietta di Sant’Antonio da Padova e a un piccolo crocefisso d’oro da cui Gabriello non si separava mai. Quella chiave stava in cucina da 15 anni: nonna non era mai riuscita a trovare la serratura giusta, sebbene l’avesse infilata più o meno in tutti i cassetti e le scatole. Mi tornò in mente un baule da viaggio, di quelli che usavano una volta, in cuoio e tela, con le iniziali stampate accanto alla serratura, G.C., Gabriello Cecchi. Il baule era sepolto nella cantina di Romano Canavese. Da bambino giocavo in quella cantina, la chiamavo la stanza dei fucili perché nonno ci teneva le armi con cui cacciava. Il baule era chiuso con un minuscolo lucchetto, che la minuscola chiave aprì. Ci trovai dentro tutta la vita della Gelati Cecchi: appunti, atti notarili, e poi fatture scritte a mano, lettere di Teofilo Sanson a nonno Gabriello, fotografie, ritagli di giornali, la canotta della Gelati Cecchi Basket Biella firmata Rudy Bennet, vecchie tabelle in ferro smaltato, insegne luminose, bozzetti pubblicitari, coppette in cartone e portaconi. Non c’era nessun diario del nonno da cui trarre un libro, ma in quella valigia c’era molto di più. C’erano le ricette dei Gelati con cui il nome Cecchi era diventato famoso: Capriccio, Canestrino, Secchiello, Mattonella, Graziella, Nobilino, Parigina, Canguro, Mela Cha Cha Cha e il mitico Cecchino.

Non ci potevo credere, era un sogno: in quel baule c’erano anche le formule originali del gelato artigianale, l’antica crema, la stracciatella, la gianduja e tanti altri. Solo una persona al mondo custodisce quelle ricette ed è un mastro gelataio di Torino, famoso per la qualità dei suoi prodotti. A lui nonno Gabriello le aveva consegnate prima di abbandonare il gelato artigianale e dedicarsi all’industria. A lui che ancora oggi le adotta scrupolosamente non avrei mai potuto chiederle, per ragioni di rispetto.

Ora che ho rovistato nel baule, studiato tutte le fotografie, letto appunti e lettere e ricette, scartabellato gli album e le vecchie pubblicità, ora posso dire di aver conosciuto la Gelati Cecchi. Frammenti di storie senza fine e senza inizio che hanno accompagnato la mia infanzia hanno trovato la loro legittima conclusione e il loro incipit. Racconti incompleti hanno preso forma e senso. Oggetti scomparsi sono apparsi in luoghi impensati. Quando infine è emersa un’immagine unica, mi ha lasciato stupefatto. Perché ho visto nonno Gabriello al lavoro, al timone della sua azienda. Come se fossi stato lì. Come se fosse stato lì. Davanti ai miei occhi.

Certo è un peccato non averlo conosciuto alla sua scrivania, nella modernissima fabbrica di Vinovo, o nella gelateria dove è cominciato tutto, in Corso Palestro al 2: un imprenditore come lui doveva averne di consigli da dare, lui che è arrivato a Torino dalla Toscana e ha creato una delle industrie gelatiere più importanti d’Italia. Il destino ha voluto che tocchi a me ricominciare. Non ho abbandonato l’idea del libro, ma ora la priorità è ridare vita ai Gelati Cecchi, così come nonno li aveva immaginati nel 1936, con quelle ricette lì, e quella storia lì, che è la storia della mia famiglia.

Stefano Cecchi

Storia

UNA STORIA DI FAMIGLIA

L’avventura dei Gelati Cecchi comincia nel 1936 a Torino in Corso Palestro al 2. E’ solo l’inizio di una storia di qualità, innovazione e amore per il proprio lavoro.

1936-1950

Nel 1936 Gabriello Cecchi si trasferisce a Torino. E’ originario di Ponte Buggianese, in Toscana, ma arriva dalla Francia, dove ha appreso da emigranti italiani l’arte del gelato. Insieme alla moglie e al fratello Tancredi, inaugura in Corso Palestro una gelateria da 200 posti a sedere con annesso laboratorio. L’ascesa dell’attività è rapida, anche grazie alla rinomata crema gialla, al tempo considerata la migliore di Torino. Questa particolare crema che nessuno è mai riuscito a copiare è il fiore all’occhiello di Gabriello. L’insegna in vetro con corsivo dorato su fondo acquamarina che domina la vetrina di Corso Palestro –Cecchi Gelati Naturali- ne rivela solo in parte il segreto. Gabriello infatti utilizza materie prime sceltissime, ma è la formula con cui le miscela a rendere indimenticabile le sue creme. Sono anni di boom per il gelato che nel secondo dopoguerra diviene prodotto di consumo di massa. Le ricette si affinano e si inventano nuovi modi per gustarlo. Alle tipiche coppette d’acciaio per il servizio al tavolo si aggiungono i coni in cialda da passeggio. A Torino le 3 insegne più importanti sono Cecchi, Fiorio e Pepino. Poi c’è chi, come Teofilo Sanson, non ha ancora un negozio e gira la città su un carretto a pedali distribuendo il gelato che gli fornisce il suo grande amico Gabriello.

1950-1960

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, che Gabriello combatte a fianco dei partigiani -è Comandante della Settantasettesimo Brigata Garibaldi in Italia e della Terza Internazionale in Spagna-, la Cecchi compie il salto verso l’industrializzazione. La gelateria di Corso Palestro sta stretta al suo ambizioso fondatore che è certo della qualità dei prodotti e vuole distribuirli oltre i confini di Torino. Nuovi macchinari e tecnologie si rendono disponibili: viene attrezzato così il primo insediamento produttivo in Via Abate Chanoux che dà lavoro, inizialmente, a 40 persone. La Cecchi produce gelati su stecco, coni, biscotti e secchielli. Il laboratorio è dotato di moderni impianti di pastorizzazione e mantecazione forniti dagli amici Bruto e Poerio Carpigiani; viene creata una rete commerciale di padroncini che effettuano vendita e consegne in Piemonte e Liguria. Alla crescita della produzione si accompagnano le prime, semplici, attività di promozione.

1960-1973

Negli anni Sessanta Gabriello Cecchi razionalizza l’organigramma aziendale e si dedica esclusivamente all’industria. Apre un nuovo e moderno insediamento produttivo da 3000 metri a Vinovo. Accanto a lui c’è ora il figlio Raimondo, fresco di laurea in giurisprudenza. La Gelati Cecchi arriva ad avere 300 addetti, con una rete di 120 agenti che, spingendosi in tutto il Nord Italia e in parte della Costa Azzurra, arrivano a rifornire 1500 punti vendita. Ormai il marchio è leader di mercato e la comunicazione cerca una dimensione più riconoscibile e al passo coi tempi: nasce così Cecchino, il cartoon che contribuisce ad animare il messaggio dell’azienda. Cecchino svetta sui frigoriferi e nelle targhe metalliche esposte all’ingresso dei pubblici esercizi riforniti, accanto a lui ci sono i gelati che nel frattempo sono stati ribattezzati con nomi propri: Capriccio, Canestrino, Secchiello, Mattonella, Graziella, Nobilino, Parigina, Canguro e Mela Cha Cha Cha. Nella strategia di comunicazione non può mancare lo sport e la Gelati Cecchi associa il proprio nome alla pallacanestro Biella che milita in serie A1 e annovera fra le sue fila talenti del calibro di Rudy Bennett e Charlie Caglieris. L’azienda fondata da Gabriello, nel frattempo nominato Cavaliere del Lavoro, diventa così una delle 10 più importanti industrie gelatiere italiane e, con Motta, Alemagna, Besana, Algida, Chiavacci, Sammontana, Toseroni, Sanson e Tanara, dà vita a un’associazione di categoria che per un biennio viene presieduta da Raimondo Cecchi. All’apice del suo successo, all’inizio degli anni Settanta, all’interno di un generale fenomeno di concentrazione aziendale, la Gelati Cecchi viene acquisita dal gruppo Barilla attraverso la controllata Tanara, per confluire poi nel gruppo Italgel Sme, insieme a Motta ed Alemagna.

1973 – 1993

Gabriello Cecchi diventa quindi dirigente del gruppo Italgel, occupandosi di ricerca e sviluppo. All’inizio degli anni Ottanta nasce un marchio dedicato all’alta ristorazione che incontra immediatamente i favori del pubblico: Antica gelateria del Corso. Il Cavaliere segue passo dopo passo lo sviluppo del progetto che dà vita a prodotti indimenticabili come il cocco gelato, il limone gelato e il famosissimo tartufo. Nel 1993 il gruppo Italgel viene venduto per 475 miliardi di lire alla multinazionale svizzera del settore alimentare Nestlè. La famiglia Cecchi esce così definitivamente dal mondo dei gelati, fatta eccezione per Silvano Moschini, fratello di Luisa Cecchi, moglie del Cavaliere, che nella sua gelateria artigianale di via Nizza porta avanti la tradizione di famiglia. E’ Silvano che tramanda sino ai giorni nostri il segreto del ‘gelato d’altri tempi’, segreto che gli è valso onorificenze internazionali e il riconoscimento in Italia delle guide Gambero Rosso e Slow Food.

2014

Stefano Gabriello Cecchi, nipote di Gabriello e figlio di Raimondo, fondatore di una casa discografica, creatore di luxury brands e consulente globale di comunicazione, decide di ridare vita alla formule magiche del nonno Gabriello
riproducendone fedelmenti i gusti che vengono riadattati agli standards contemporanei. Stefano li rende così disponibili
in tutto il mondo grazie alla tecnica di conservazione che si serve esclusivamente del freddo.
La storia è cominciata a Torino nel 1936 e da Torino deve ricominciare.

Sono passati 78 anni dalle origini e nel 2014 i Gelati Cecchi tornano tra noi.

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